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L’ebook spiegato a mia madre (4) – un accenno al self publishing

«Be’, mamma, visto che è un argomento che abbiamo sfiorato l’ultima volta… vuoi parlare di self publishing
«Mah, non saprei… c’entra con il tuo lavoro?»
«Non esattamente, ma completa il quadro».
«Ma… Cosa vuol dire? Gente che si pubblica da sé
«Esatto. È una delle possibilità offerte dal digitale. Perché sottostare al filtro di una casa editrice, quando puoi pubblicarti e promuoverti da solo? Niente più attese eterne e quando invii un manoscritto a una redazione: si va direttamente dal produttore al consumatore».
«Mi sembri ironica».
«Ironica no, però minacciata sì. E non come ‘persona che lavora in editoria’, ma come lettrice. Quando compro un romanzo magari il contenuto non è un granché, magari la trama non mi piace, ma il libro è un libro, non so come dire. Mi viene garantito uno standard minimo di qualità, sia nell’aspetto del prodotto che nella sostanza. Almeno, dovrebbe. E già così le librerie sono piene di cose che… Con il self publishing, come la mettiamo? Passi per la promozione, ma anche l’autore più brillante ha bisogno di una redazione, secondo me. È una questione di rispetto per il lettore, che paga per leggere. Mi sembra che sia sempre il lettore a rimetterci… Forse in Italia si parla tanto di self publishing perché siamo un popolo di scrittori, non di lettori».
«Come sei amara».
«Hai ragione. È che non basta saper scrivere in italiano (anche se aiuta) per essere bravi. So leggere il pentagramma e so suonare il tasto corrispondente del pianoforte: per questo sono una pianista? No. Ci vuole esercizio, costanza, orecchio. Poi capisco benissimo la frustrazione degli aspiranti autori che non ricevono risposta. E conosco le ragioni degli editori, che accumulano manoscritti su manoscritti e non riescono a smaltirli. WePub nasce anche da queste considerazioni: oggi, tecnologicamente parlando, non ci vuole molto per tenere informato un aspirante autore su ‘a che punto è’ il suo manoscritto. Noi facciamo partire una mail in automatico quando cominciamo a leggere il testo e poi, una volta che si è conclusa la valutazione, un’altra mail che informa se è positiva o negativa. Quello che richiede tempo è la lettura e la valutazione, per il resto ci vuole un secondo, eppure viene molto apprezzato. È brutto non avere risposte, non trovi?»

La mamma sorride. Voleva solo capire che lavoro faccio esattamente e si è ritrovata protagonista di quattro puntate di “L’ebook spiegato a mia madre”. Ora si arrende, perché una cose le è ben chiara: in editoria oggi bisogna fare troppe cose per poterle riassumere in una parola sola. E, per andare sul sicuro, credo si limiterà a dire: «Mia figlia lavora a Milano».

[Questo testo, come tutti quelli della rubrica L’ebook spiegato a mia madre, è apparso 12 mesi fa sul nostro Tumblr: ecco perché risulta un po’ datato – ma non nella sostanza!]

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